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Giuseppe Verdi artista e politico “piacentino”
Un legame profondo unisce la città di Piacenza al grande
compositore nato a Roncole di Busseto, nel Parmense, ma i cui
genitori erano originari del territorio piacentino. La famiglia
Verdi gravitava infatti da diversi anni tra Villanova e Sant’Agata,
mentre il ramo materno degli Uttini risiedeva tra Saliceto
di Cadeo e Chiavenna Landi: tutte località della nostra
provincia.
E proprio a Sant’Agata di Villanova, il Maestro stabilì la
sua dimora definitiva intorno al 1850, trovando nella tranquillità del
piccolo borgo quell’ispirazione artistica che lo portò a
scrivere, nel Piacentino, le sue musiche più acclamate,
dal fascino eterno. E di Sant’Agata, Verdi diceva con
affetto “è il mio deserto, il mio cielo”:
qui portò avanti la sua attività di imprenditore
agricolo, coltivando la terra e ampliando i propri poderi,
ma soprattutto conobbe la dimensione umana a lui più cara.
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A Piacenza, il compositore consolidò l’amicizia
con Camillo Piatti, direttore della sede cittadina della Banca
Nazionale, liberale convinto e membro del governo provvisorio
in seguito ai moti del 1848. Proprio in quell’anno, sul
palco del Teatro Municipale andava in scena l’opera verdiana “I
Lombardi alla Prima Crociata”, le cui parole “Viva
l’Italia! Un sacro patto” assursero ad emblema del
fermento culturale che animava il Risorgimento e vi dava impulso.
Lo stesso Verdi, d’altra parte, fu eletto deputato del primo Parlamento
d’Italia nel 1861, nominato senatore del Regno nel 1874 e, più tardi,
consigliere comunale di Villanova sull’Arda nonché consigliere
della Provincia di Piacenza.
Sono diversi, dunque, gli aspetti che consentono di definire Giuseppe
Verdi “piacentino”, come ha ricordato nel suo mediometraggio “Addio
del passato”, anche il regista Marco Bellocchio.
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